Il ruolo della famiglia nello sport

Per la Anais che conosco io, orgogliosamente proiettata in un futuro che respinge i vecchi cliché, lo sport è una sorta di passione di famiglia. Mi ha insegnato ad amare lo sport mio padre, Armin. Mio padre è un grande appassionato di sci, calcio, hockey e Formula Uno. Inutile cercare di ricordare il numero di domeniche in montagna a sciare, a guardare una partita di hockey o allo stadio (ecco, forse l’unica cosa che non mi ha mai trasmesso è stata la passione per il calcio).

Tra gli uomini quello che ammiro di più è mio padre, che riesce a fare discorsi molto intesi sulla responsabilità dei genitori nei confronti della società, ma allo stesso tempo ad essere seduto al pub ovunque nel mondo (lui parla tutte le lingue del mondo o quasi) con alcuni amici conosciuti in viaggio. Un grande signore che mi ha sempre fatto fare una serie di riflessioni davvero originali, non banali e non una che avessi già sentito fare da qualcun altro. Alcune di queste cose che vi sto per dire vengono da lui, altre dalla mia ancora breve esperienza di mamma.

Quale dovrebbe essere quindi il ruolo dei genitori nell’esperienza sportiva del bambino?

A questo punto voglio provare a riassumere cosa ho capito penso sia importante in queste situazioni, sempre tenendo presente che lo sport non può essere educativo di per sé ma diventa fondamentale se i suoi effetti positivi possono essere vissuti anche in altri contesti di vita.

Per quanto mia figlia sia ancora piccola per entrare a fare parte di una società sportiva, ho avuto tutto l’inverno a che fare con bambini e genitori.  Importante è secondo me avere pazienza e favorire l’autonomia dei bambini. Quest’ultima dovrebbe essere una della finalità prioritarie in tutti i contesti educativi ed in particolare nella famiglia.  La ricerca della autonomia è infatti un bisogno fondamentale per la propria crescita ed autostima.

Il genitore che dà, se richiesta, la sua opinione, ma lascia che il bambino affronti da solo le varie problematiche che gli si prospetteranno durante il suo percorso sportivo (e non) è quello che aiuta il bambino nella vita futura. Quando il bambino si troverà di fronte a situazioni nelle quali dovrà sbrigarsela da solo, sarà avvantaggiato. 

L’aiuto viene offerto se richiesto e solo dopo che il bambino si è impegnato autonomamente a risolvere il problema. In definitiva sarebbe opportuno evitare atteggiamenti protettivi per non farlo sentire sempre bisognoso e di fatto dimostrandogli che si ha fiducia in lui e nella sua capacità di cavarsela da solo.

Lo so, quest’ultima cosa che sto per dirvi è da genitori molto difficile da capire… ma cerchiamo di non considerare lo sport un parcheggio o una attività da svolgere secondo le varie esigenze. Chi non ha mai lasciato il proprio figlio a fare sport per un appuntamento? Ebbene, nonostante sia molto difficile adottare quest’ultima regola, cerchiamo di evitarlo. 

Infine, sostenere vostro figlio aumenta la sicurezza e l’autostima, permettendogli di affrontare le sfide quotidiane… anche a costo di una levataccia o di una sconfitta. 

E come cerco di fare sempre, chiedete ai vostri figli se si sono divertiti! 

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